CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE (4): Il controllo.

DAL LIBRO: CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 

9 anni fa scrissi questo capitolo, che oltretutto rimane un capitolo aperto della mia vita personale, ed è come se questo si fosse convertito nel libro intero della mia esistenza.

 

«È tanto lo spazio che bisogna esplorare, così lungo il cammino da percorrere in tutta una vita…È così enorme la quantità di connessioni che è possibile stabilire ed è così profonda la memoria di chi siamo, da dove veniamo che possiamo recuperare, che non v’è altra opzione se non quella di diventare un vagabondo dell’esistenza, rilassato nel fluire e fiducioso nella vita, e navigare per l’universo infinito del mistero»

 

Quando cominciai a scrivere questa cronaca della mia vita sapevo che avrei dovuto fidarmi, in primis di me stesso, poi nelle capacità di ogni persona che lo avrebbe letto, in particolare nella capacità di leggere tra le righe.

Dico che l’esperienza di volo è possibile per ogni essere umano, lo è stata per me e confido che lo sia per tutti. Ognuno può vedersi nel proprio anelare alla libertà, all’amore e alla felicità.

Ogni lettore che prenda contatto con la potenzialità dell’essere un vagabondo spirituale, capisce che questo si lascia scorrere; non è possibile capire cosa significhi abbandonarsi alla corrente senza prima aver compreso da cosa dipenda.

La casualità è qualcosa che dobbiamo comprendere, per poi vedere come funziona lo scorrere. Le cose non accadono per casualità, ma per causalità. La causalità è la legge eterna di causa-effetto, ogni cosa succede perché prima è successo qualcos’altro che l’ha originata. Il LASCIARSI FLUIRE nella vita di un essere umano può succedere solo se prima si conquista la FIDUCIA. Fluire senza fiducia è vagare senza meta.

Fidarsi è lasciarsi Fluire. In realtà è lo stesso concetto espresso con due verbi diversi, che indicano la stessa realtà vista dalla causa e dall’effetto. Avere fiducia è la causa e lasciarsi fluire è l’effetto. La cosa più importante è comprendere che se non si ha fiducia non si può fluire. Quindi se non ci si fida è perché si è diffidenti e con la diffidenza la vita non scorre. Fidarsi e diffidare sono posizioni radicali, non possono essere intermedie, ovvero, non è possibile confidare a metà o diffidare un pochino: o ci si fida o non ci si fida. Una donna non può essere un po’ incinta, oppure incinta un giorno sì e uno no. È incinta o non è incinta. Lo stesso è per la fiducia. C’è o non c’è? Se c’è, non ci sarà diffidenza alcuna e si avrà fluidità.

Tuttavia, il contrario di fiducia non è la diffidenza o la sfiducia, giacché questa è solo l’altra faccia della medaglia della fiducia, ma non il suo opposto. Il contrario della fiducia è la manipolazione, dato che quest’ultima è l’attività che ricerca il controllo permanente di tutte e cose, persone e situazioni. Voler controllare tutto, a parte essere impossibile, è il contrario della fiducia. Il contrario della diffidenza invece è il lasciarsi scorrere. C’è molta gente che abbandona tutto, compreso il controllo, e che tuttavia non riesce a lasciarsi fluire perché non ha sviluppato la fiducia. Questa è la ragione per la quale il distacco non serve più di tanto a coloro che lo praticano: si tratta di un atteggiamento che è un apparente lasciarsi fluire, ma che in realtà è solo sbarazzarsi di qualcosa.

La fiducia appartiene al cuore e la diffidenza alla mente. Il cuore produce un impulso intuitivo che imposta il corso di chi confida, mentre la mente produce un’enorme confusione, nel suo fare calcoli se conviene o meno, se si guadagna o si perde, se andrà bene o male per ogni decisione o cosa che facciamo. Il cuore genera una pulsazione che orienta ad ogni istante verso l’asse esistenziale: esso sa sempre dove si trova e si sente al sicuro, per questo non ha bisogno di sapere cosa sta per succedere, non ha bisogno di essere approvato da nessuno né di tirare le somme per avere un piano che gli dia sicurezza in ciò che andrà a decidere. Il cuore prima salta e poi, se gli avanza tempo e voglia, pensa… cosa che peraltro non succede mai: quando il cuore salta, poi ne gode.

U.G. Krishnamurti disse: “O vivi, o pensi”. La mente, con il suo pensare, ci allontana dalla vita, genera ordini pieni di paura occulta, carichi di colpa camuffata; la paura e la colpa sono le colonne principali della manipolazione. Pensaci un attimo: se vuoi far sì che qualcuno faccia qualcosa che non vuole fare, mettigli un po’ di paura e un po’ di senso di colpa e lo farà di sicuro, di qualsiasi cosa si tratti. La manipolazione è l’attività fondamentale della mente condizionata.

Manipolare è trattenere, legare, appiccicare, assoggettare, mantenere, persuadere, lottare, controllare, resistere, governare e dominare. Per questo è necessario creare strategie in continuazione, che producano attrazione, interesse e desiderio. Il desiderio genera una volontà che non ci appartiene, ma è stata creata per altri interessi. E poi diciamo che facciamo ciò che facciamo per CONVINZIONE, certo, ma la convinzione dimostra solo che siamo stati convinti a fare una certa cosa [con-vinti= vinti per mezzo di – ndt]. La manipolazione consiste nel fare qualsiasi tipo di cosa al fine di ottenerne un’altra. Equivale a produrre causalità volontariamente. L’essere umano non dovrebbe generare causalità, ma accettarla come il resto delle cose esistenti, eppure quando prova a farlo si trasforma in manipolatore. Questa è l’attività principale che ho sviluppato per molti anni, tanto nella sfera personale quanto in quella lavorativa, quando mi occupavo di marketing. Per questo posso parlarne in maniera approfondita, perché l’ho vissuto.

Fidarsi è lasciarsi fluire, rischiare, aprirsi, è dedizione, è rinuncia…Fidarsi è lasciare che succeda quello che deve succedere…Quando mi fido mi pongo nelle mani dell’esistenza, non faccio, lascio che accada, assecondo la corrente che mi porta non so dove, osservo senza giudicare, accetto di restare esposto, non chiedo sicurezza né esigo garanzie, lascio che succeda… Fidarsi è non fare nulla che interferisca con ciò che l’esistenza vuole che succeda, fidarsi è permettere. La fiducia è l’attività che definisce l’Essere. Quando l’Essere è, allora c’è fiducia.

Una fogliolina che cade dall’albero, in quel momento cessa di essere albero e per qualche istante sarà sola, fino a che non si troverà assieme ad altre migliaia di foglie, nel viaggio verso il basso. Eppure si stacca dall’albero con una fiducia totale, senza sapere ciò che succederà, non sa cosa l’attende laggiù, è da sola per la prima volta nell’aria, dopo essersi staccata senza dubbi: è cominciato il suo volo. E volerà per pochissimo tempo, giacché l’albero si trova di fianco ad un fiume e la fogliolina dovrà nuotare, ma non sa farlo, non le hanno dato il tempo di fare un corso di nuoto o di rafting. La foglia è impreparata, se lo fosse non potrebbe avere fiducia.

Il fiume impetuoso rappresenta il fluire della vita: la corrente raccoglie questa piccola foglia come fosse sua figlia e la conduce lontano dal luogo natio, dove è cresciuta, eppure questa foglia, al vedere che sta per cadere in un fiume senza controllo, si abbandona, non fa resistenza, si rilassa e lascia che il fiume la porti dove la deve portare, con fiducia, senza chiedere aiuto, senza guardare la bussola per capire in che direzione sta andando, per poter tornare un giorno. Già, perché quando si fluisce non c’è ritorno a nessuno dei luoghi in cui siamo stati. Ritornare è incompatibile con il fluire: ovvio che è possibile ritornare, ma chi torna sarà totalmente un’altra persona, giacché sempre, quando uno torna nel luogo da cui se ne è andato, dopo essersi lasciato fluire, torna cambiato talmente in profondità che chi lo conosceva in precedenza stenterà a riconoscerlo.

Siamo nell’era delle infinite possibilità teorizzata dalla fisica quantistica e per questo corriamo il rischio di scegliere. È vero che le molte possibilità ci tentano a scegliere, ma quando ci si lascia scorrere non si sceglie affatto, la corrente in sé contiene l’energia sufficiente per condurci e porci nel luogo dove dobbiamo essere. Per questo un vagabondo spirituale sceglie di non scegliere, come sua unica opzione. Con questa scelta inizia un viaggio contro il bisogno di schematizzare, controllare, ordinare e pianificare. La preoccupazione è un sottoprodotto della manipolazione, perciò quando ci si lascia scorrere non vi sono preoccupazioni. Quando si scorre si ha fiducia, e viceversa, non c’è nulla di cui occuparsi anzitempo, se non è ancora successo; mentre una volta che succede bisogna solo lasciarsi trasportare.

Diffidare è quando non ci lasciamo trasportare dove la vita vuole. La resistenza allo scorrere è resistenza alla libertà e, di rimando, alla vita. Possiamo tirare in ballo molte scuse per non lasciarci fluire: i figli, i genitori, la scuola, il lavoro, i nipoti, la casa, il quartiere e tante altre piccolezze, tutte transitorie, apparentemente importanti, ma che alla fine scompariranno. L’opportunità di vivere la vita lasciandoci scorrere con l’energia della libertà è unica e ciò che accumulerai grazie a questa esperienza rimarrà per sempre.

Lasciandosi fluire, uno arriva in posti dove non arriverebbe nuotando o guidato dal navigatore o con guide esperte. Nel gioco dell’esistenza non c’è bisogno di bussole che indichino dove sta il nord né di consiglieri personali né di guide che indichino il cammino, giacché il conosciuto non rientra nel campo delle possibilità del fluire.

La fiducia ci porta inevitabilmente in luoghi sconosciuti, insicuri, scomodi, ma lì, in ognuno di questi posti, ci riempiremo di ammirazione per la vita e ci sorprenderemo dei paesaggi inesplorati che vedremo, saremo pieni di gratitudine per la felicità che sperimenteremo nel vedere che la sicurezza nasce dentro al nostro cuore quando siamo in posti insicuri e instabili. Perché, come lo sconosciuto smette di essere tale nello stesso momento in cui vi accediamo, così l’insicuro smetterà di essere tale nel momento in cui vi transitiamo.

L’acqua scorre, ma per scorrere deve essere scivolosa, senza forma, flessibile, adattabile e…come funziona l’acqua? Circola, si trasforma, viaggia, diventa vapore, nuvole, pioggia, fiumi e mari, non smette mai di essere. Quando evapora sale e quando condensa scende, va e viene, invece quando si congela, indurisce e si ferma. Lì si raffredda e si contrae, diventando un blocco di ghiaccio. È vero che il ghiaccio compie la sua funzione nel ciclo naturale, ma la natura dello spirito umano è in relazione al movimento, al cambiamento, alla trasformazione e la fluidità. La fiducia vive nell’incertezza. L’incertezza è non sapere e non sapere è l’unica maniera possibile di penetrare il mistero.

Il grande Desiderio di un vagabondo spirituale è di mettere piede dentro al mistero, perché in quel momento accade un miracolo. Una volta lì, non vorrà mai più sapere niente, prima che succeda. Lì finisce l’aspettativa e si recupera la pace. Un vagabondo spirituale sa cos’è la fiducia perché la vive. Come l’amore si conosce amando, così la fiducia si conosce confidando.

Come l’acqua sublima rendendo possibile il suo volo, così l’essere umano che ha fiducia rende possibile la sua libertà.

La libertà non è un viaggio esterno verso qualche luogo, ma è un’apertura interna che dà luogo all’espressione di ciò che siamo e portiamo con noi.

Quando all’inizio ho detto che ho imparato a volare, mi riferivo a questo, ovvero che un giorno, senza rendermene conto, sono diventato una nuvola.

ESSERE COME UNA NUVOLA.

Una nuvola non ha un posto dove andare, nessuno sa da dove arriva e dove se ne va.

Il suo vagare è un mistero, il suo arrivare e partire sono irrazionali, va alla deriva nel cielo e non è diretta verso alcuna destinazione.

Essere nuvola equivale a essere sradicato: mai ci si ferma in nessun luogo.

Non ha bisogno di attaccarsi a qualcosa, così può giungere molto lontano.

Non ha bisogno di muoversi con un intenzione, sebbene arrivi sempre nel posto giusto.

Non ha bisogno di una strada tracciata, perché passa per la strada della perfezione.

Non ha bisogno di conquistare, perché tanto passa sopra a tutto.

Una nuvola va alla deriva nell’immensità, non lascia impronte né marchi, come se non esistesse.

Essere nuvola è smettere di lottare. Si arriva ad essere nuvola solo quando di impara ad avere fiducia.

Per una nuvola ogni momento è un’eternità.

Non ci si può relazionare con una nuvola, puoi fonderti in uno con essa e lasciare che essa si fonda in uno con te.

Non si può stare né sopra né sotto ad una nuvola, ma si può andare con essa, in essa.

Viaggiando dentro all’essenza di una nuvola, la guida è l’esistenza.

Se ti fidi…

Un viaggio meraviglioso ti attende.

 

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

 


CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 1

CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 2

CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 3

CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 5


 

Quota

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Scroll to Top