CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE (3): La Paura

CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE

Vincere la paura è la sfida più importante che possiamo proporci in questa vita…

 

…e più esattamente la paura di morire, perché è la paura suprema. Superando questa paura si è liberi, in nessun caso prima. La libertà è la liberazione della paura di morire. In quel momento si incomincia a vivere.

Ci sono due gruppi di esseri umani. Uno è formato da coloro che hanno paura, sono il 99% della popolazione; il restante 1% lo formano pochi, sono quelli che hanno anche paura. Entrambi i gruppi hanno la stessa paura, sembrano essere uguali, ma l’unica differenza tra i due gruppi è l’atteggiamento che hanno davanti ad essa. Non è la paura a differenziarli, bensì quello che fanno con la paura. A. Huxley diceva: “L’esperienza non è quello che ci succede bensì quello che facciamo con quello che ci succede.” Cosa fai tu con le tue paure?

Il gruppo prevalente è quello che si blocca davanti alla paura, si trattiene, non osa, si indurisce e non avanza, la paura lo paralizza, questo è il gruppo dei codardi, il più grande.

L’altro gruppo si differenzia in quanto, davanti alla paura che può dargli una determinata situazione, non si trattiene, non dubita, non rimane bloccato, ma avanza; loro tremano di paura come l’altro gruppo, ma non si fermano, vanno verso la paura, l’attraversano, passo a passo si addentrano nell’oscurità di quello che li spaventa; questi sono i coraggiosi, sono quelli che sono armati di coraggio.

Un vagabondo spirituale appartiene a quest’ultimo gruppo. Ha scelto la gioia di vivere pericolosamente essendo convinto che tutta l’esistenza starà sempre con lui. Attraversa il viaggio della vita con l’idea chiara che sta camminando verso la morte e che man mano che avanza, a lei si avvicina sempre di più, per questo la ama, non la respinge, l’accetta come parte della vita. Per un vagabondo spirituale la morte è l’ultima e la migliore amante con la quale avrà il più grande degli orgasmi, perché con lei morrà quello che non è.

La vita è un viaggio verso la morte. Da quando nasciamo cominciamo ad avvicinarci verso di lei, giorno per giorno, momento a momento, ogni istante è più vicina. Ad ogni passo l’ombra della morte ci accompagna così come la conseguente paura ad affrontarla.

L’essenza della paura

La paura nei confronti della morte non è paura della morte bensì paura nei confronti della vita, non è la paura di smettere di esistere bensì è la paura di non vivere prima di morire. Come posso morire se non ho ancora vissuto abbastanza? Come può arrivare la fine se ancora non ho fatto quello che volevo? Quante volte ci domandiamo se c’è vita dopo la morte? Ma perché non domandarci se c’è vita prima della morte? Dietro la paura della morte è nascosta un’altra realtà: se muoio senza avere vissuto avrò sprecato l’opportunità; ma se mi decido di vivere, vivendo la vita, vivendola con intensità, dovrò affrontare la mia propria verità, quello che sono e che sento e la necessità di essere libero per poter vivere; per questo la paura di vivere nasconde un’altra paura ancora più profonda: quella della libertà. Che cosa avrà la libertà per arrecarci tanta paura? Essere libero vuol dire Essere sé stessi, essere chi si è in realtà.

È esattamente in questo modo come si rivela la verità dell’origine di ogni paura: dietro la paura della libertà è nascosta la paura ad essere noi stessi. Se così fosse, dovremmo affrontare tutta una società della quale facciamo parte e nella quale abbiamo imparato – durante tutto il processo di edu-castrazione – a mentire, ingannare, a smettere di essere autentici, a mostrarci nella maniera in cui gli altri ci vogliono vedere. Sappiamo che viviamo nella schiavitù di volere soddisfare le aspettative degli altri e facciamo grandi sforzi per soddisfare le loro aspettative e per soddisfare le nostre: essere apprezzati ed accettati. Essere sé stessi è la cosa più difficile che ci si può proporre, ma è anche la chiave per la libertà, per la vita e per il superamento della paura di morire. Tutte le paure si dissolvono il giorno che osiamo essere noi stessi. In quel momento corriamo un rischio di poca importanza: essere respinti o condannati. Essere sé stessi è la gran decisione. E benché venga garantito l’attacco di una società che vuole solo vederci come “normali pecorelle dentro il recinto“, sentiremo dentro il nostro cuore selvaggio una profonda accettazione… per la prima volta ci sentiremo bene, cominceremo ad accettarci e probabilmente causeremo rabbia negli altri, ma in realtà non si arrabbieranno con noi, bensì con quella parte vigliacca di loro stessi che sentono e che li blocca, quella parte che impedisce loro di avanzare verso la libertà.

La paura in realtà non esiste, è un’invenzione della nostra mente. La paura, che originariamente è istintiva ed è progettata per allontanarci da situazioni pericolose per la nostra vita, si è trasformata in paura psicologica, ciò vuol dire che ogni volta che il nostro IO sta rischiando di morire, di essere attaccato o non accettato, si attiva e blocca le nostre azioni che suppongono il rischio di “morire”. Dice Osho: “In un stato di non io vinciamo la paura di morire, perché l’unica cosa che muore è l’IO.” L’io è quello che non siamo, ma gli esseri umani vivono nell’IO, per questo non sappiamo chi siamo e per questo motivo vogliamo che chiunque ci riconosca, vogliamo essere accettati, applauditi, lodati e come minimo non respinti, questa è la nostra più grande aspirazione. Ma quando qualcuno trascende suo IO, incomincia a sapere chi è, si crea un rilassamento nel proprio Sé, perché incomincia ad Essere, cosicché smette di preoccuparsi per la fama, l’immagine ed il prestigio, non gli interessa oramai quello che gli altri pensano o dicono su di lui, sa già chi è, non ha bisogno di opinioni esterne.

Una leggenda racconta la storia di un mistico sufi, un vagabondo spirituale, che un giorno bussò alla porta della casa di un uomo molto ricco – voleva solo un po’ di cibo – quando il ricco lo vide, gli disse: “Qui nessuno ti conosce. Come osi chiedermi qualcosa se non so chi tu sia?” Il vagabondo rispose: “Io però conosco me stesso, che triste sarebbe se tutti mi conoscessero ed io no. È solo grazie al fatto di conoscere me stesso che posso guardarti negli occhi e chiederti di aiutarmi senza provare vergogna e senza sentirmi inferiore a te; tanto tu come io stiamo percorrendo la stessa strada, in direzione della morte, abbiamo lo stesso destino, niente e nessuno può cambiare questa realtà, infatti, se tu conoscessi un po’ più te stesso sapresti che tutto quello che hai è inutile per superare la paura di morire” L’uomo ricco si sorprese della sua debolezza e chiese al vagabondo: “Per favore dimmi: come posso superare la paura della morte?” Quindi il vagabondo gli rispose: “Vivendo, solo vivendo la vita si vince la paura di morire; tu non vivi, stai solo badando ai tuoi averi, vivere per accumulare è essere morto in vita.”

Una notte, nella selva colombiana, stavo camminando con un gruppo dopo aver cucinato Ayahuasca, nel mezzo di una montagna… era già notte, non si vedeva niente, si sentivano solo rumori non identificabili, camminavamo sul suolo soffice ed incerto, avevamo paura… eravamo circondati da pericoli ed in quel momento chiesi al Taita Alfredo: “Quando vieni qui da solo che fai quando la paura si impossessa di te?” E lui mi rispose: “Che cos’è? Ho sentito parlare spesso della paura, ma non so cosa sia.”

Gli uomini che vivono nella selva che affrontano sin da piccoli le situazioni più pericolose imparano a rendersi conto che la paura non esiste per chi non interrompe il tragitto della vita. Che la “cosa peggiore” che possono affrontare è la morte, ma nonostante ciò la considerano loro amica, un nuovo inizio verso un’altra vita. Questi sciamani dell’Amazzonia mi insegnarono che per essere un vagabondo spirituale bisogna avere coraggio. Coraggio significa continuare ad avanzare nonostante la paura. Quando si prendono questi rimedi ancestrali, c’è molta gente che chiede di vincere o superare la paura, ma quando il rimedio Ayahuasca attiva il maestro interno, parla con una voce dolce e profonda che risponde in maniera straordinaria e che dice: “non posso aiutarti a superare quello che non esiste.” La voce che attiva la medicina sciamanica è la voce dell’esistenza ed è la voce interiore dell’essere umano, piena di natura divina, che man mano che avanza nonostante la paura, continua ad avere sempre di più coraggio, osservando come la paura pian piano sparisce.

Il codardo ascolta le sue paure e ubbidisce loro, successivamente si colma di rabbia che trasforma in violenza contro sé stesso e contro gli altri; ma il coraggioso mette da parte le sue paure, prosegue, nulla lo ferma ed in questo modo si riempie di forza ed amore. La paura è quel segnale che ci indica il cammino verso la libertà. Attraversalo e sparirà.

Quando la paura va via, fioriscono l’amore e la libertà.

 

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

 


CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 1

CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 2

CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 4

CRONACA DI UN VAGABONDO SPIRITUALE 5


 

Share on whatsapp
WhatsApp
Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on email
Email

Lascia un commento

Torna su