Home Eventos ARTICOLO DEL QUOTIDIANO DIGITALE “EL CONFIDENCIAL”: Così è l’argentino che domina da Madrid l’impero mondiale dell’Ayahuasca

ARTICOLO DEL QUOTIDIANO DIGITALE “EL CONFIDENCIAL”: Così è l’argentino che domina da Madrid l’impero mondiale dell’Ayahuasca

AYAHUASCA, LA NUOVA DROGA DI MODA

È la pianta amazzonica di cui parlano i famosi. Alberto José Varela possiede la più grande azienda che si dedica alla sua commercializzazione, con un fatturato di milioni di euro in oltre 20 paesi

 

AUTORE: DANIEL BORASTEROS

05.03.2018 – 16:41 H.

EL CONFIDENCIAL (Quotidiano digitale)

 

L’Ayahuasca, una bevanda ancestrale “per trovare sé stessi”va di moda: è diventata un fenomeno che ogni fine settimana riunisce migliaia di spagnoli per “iniziare un’esperienza di crescita personale”. Alberto José Varela (Buenos Aires, 1961) domina da Madrid il più grande impero mondiale di questa pianta amazzonica. Come lui stesso afferma, è il “leader”.

Varela, che ha provato l’Ayahuasca in seguito a un viaggio iniziatico in selva nel 2000, è un uomo pragmatico che crede nel “sistema economico” e nell’incorporare nella catena dei valori questa e altre sostanze più o meno allucinogene con le quali lavora (yopo, iboga, kambo, chichaja, bufo alvarius, estratto da un rospo del deserto di Sonora). Ciò nonostante, afferma con le parole chiare degli argentini, di non essere un guru “né uno sciamano”. Non è né uno psicologo né un terapeuta, né pretende esserlo. Non è nemmeno un ciarlatano, “né un delinquente”, sottolinea, anche se ha trascorso 14 mesi in carcere (da dicembre del 2008 fino a marzo del 2010), posto in cui non vuole “tornare mai più”. Venne assolto in seguito, nell’aprile del 2011. Questo sì, da allora presta grande attenzione alle precauzioni perché alla Procura basta una mia parola sbagliata per lanciarsi contro di noi. Ogni volta che si inizia una procedura contro la sua azienda, chiarisce, finisce in un’assoluzione, perché “non lavoriamo con sostanze proibite”.

L’Ayahuasca non è illegale, anche se, secondo lo stesso Varela, a volte si perseguita “perché c’è chi la percepisce come un nuovo modo di drogarsi e crede che vada contro lordine morale. In Francia e in Germania, i suoi centri e ‘ritiri’ non includono le sostanze perché “non  sono permesse”. Hanno avuto problemi con la giustizia in Svizzera, Belgio, India, Spagna e Argentina; però, in tutti questi casi, gli scontri si sono risolti in un nulla di fatto “perché quello che facciamo è legale”. Nonostante ciò, ha a disposizione degli “avvocati in tutto il mondo che ci tutelano a riguardo”.

Non sono gli unici impiegati sul libro paga: Varela controlla una complessa struttura aziendale che ha 150 impiegati in 12 paesi diversi, tra esperti in ‘marketing’ e pubblicità a giardinieri, cuochi, psicologi e ‘facilitatori’. In teoria l’azienda si chiama Inner Mastery ma si tratta più che altro di un nome commerciale che ingloba la sua “multinazionale” che di un’azienda registrata. Nel caso della Spagna, l’azienda è Gracias Ayahuasca SL. In essa figura come delegata Laura Torrabadella, all’epoca una delle socie della nota firma di prodotti ecologici Ekotrade, tra le firme più di punta del suo settore. Torrabadella, convinta dei benefici dell’Ayahuasca e che racconta su Facebook la sua esperienza a riguardo, è socia di Varela in molte delle sue attività, inclusa un’agenzia di viaggio specializzata nel portare gente in Amazzonia alla ricerca di “esperienze sciamaniche”. Facebook è per l’appunto il  social network da cui opera e con cui fondamentalmente si pubblicizza l’azienda di Varela.

Sciamani dellAmazzonia

L’azienda è stata tirata su con 20.000 euro provenienti dalla vendita di una casa ereditata da Varela in Argentina. Prima di questo, aveva iniziato la sua attività aziendale a 16 anni, quando obbligò suo padre a riconoscergli la firma presso un notaio e mise in piedi una catena di negozi di vestiti. In seguito venne un’emittente radio, e più tardi si alleò con uno degli uomini più riconosciuti in Argentina nel settore  ‘marketing’ e pubblicità, lo psicologo Osvaldo Gordín. Da  questa esperienza viene la convinzione di Varela che i social network sono il luogo migliore in cui fare commercio. Dopo aver gestito tre ristoranti (tuttora ne ha uno a Madrid) e un’impresa edile, a 28 anni e dopo la morte di suo padre, ricorda, decise di “cambiare direzione nella vita”, un cambiamento di rotta che lo portò a “indagare sull’autoconoscenza e la spiritualità e a leggere libri di filosofia orientale”. Dopo un divorzio, nel 1996, arrivò in Spagna: la sua ex moglie si era trasferita a Madrid con i suoi tre figli, e anche Varela decise di cambiare paese per stare con loro. Nel 1999 mise su un centro di terapie nel quartiere Salamanca, “meditazione, sviluppo personale, ecc”, fino a che nel 2001 avvenne “la trasformazione”, quando provò l’Ayahuasca durante il già menzionato viaggio alla selva amazzonica in compagnia di suo figlio maggiore.

Gliela diede un ‘taita’ (o sciamano) colombiano “morto da qualche anno”, il quale gli insegnò i misteri di questa pianta che in Colombia chiamano ‘yagé’. L’Ayahuasca e le altre sostanze con cui lavorano vengono portate direttamente dagli sciamani dell’Amazzonia, e “così, con l’occasione, tengono delle conferenze”. Inoltre, assicura Varela, la comprano a contadini ecuadoriani, antichi produttori di cocaina che hanno convertito le loro piantagioni “per non avere problemi”. In ogni caso l’azienda dell’argentino paga “un 20% in più” del prezzo di mercato per apportare migliorie nelle comunità indigene. Questa azienda di suoi fornitori, chiarisce Varela, è legalmente costituita in Ecuador e nei Paesi Bassi, dove compra le “medicine” con “fattura e IVA”.

“Sono diventato il leader mondiale di molte persone”, concede con semplicità Varela, e apporta delle cifre: più di 1.000 ritiri realizzati ogni anno, oltre 150 persone formate nella scuola Ayahuasquera, 20 paesi in cui opera, più di un milione di follower nei social network. E più di due milioni di euro fatturati, secondo Varela. I ‘ritiri’ possono arrivare a costare anche 800 euro, anche se in teoria non si paga per l’assunzione di Ayahuasca o per le altre sostanze che vengono offerte, quanto “per l’accompagnamento terapeutico e per l’alloggio”.

Il denaro, dice Varela, ha rappresentato un grave problema per qualcuno. “Mi accusano di voler fare business, di non rispettare l’essenza e di non rispettare il popolo Cofán, uno di quelli che usano l’Ayahuasca, e mi hanno denunciato in un manifesto”, spiega. Dicono che non ha il permesso di appropriarsi delle cerimonie in cui si usa tale sostanza. Cosa a cui Varela risponde che le piattaforme in difesa della “essenza” hanno interessi propri e vanno contro il suo lavoro. Però puntualizza che “anche il denaro è un’energia di sanazione” e l’imprenditore assicura che “non lasciamo fuori nessuno per un limite economico, pagare non è una condizione indispensabile per partecipare ai nostri eventi”. Però aggiunge anche: “Siamo i più cari sul mercato e gli unici ad avere un tessuto aziendale con impiegati registrati alla Previdenza Sociale, che pagano l’IVA, le tasse e tutto il resto”. Tutto ciò, continua Varela, “perché vogliamo essere in armonia con il sistema, accettiamo il sistema come parte del gioco”.

Tentativi di omicidio

I problemi del re dell’Ayahuasca non si sono limitati alle critiche, ma sono arrivati fino al tentativo di omicidio. “Sono venuti due volte al mio ostello [Casa del río Mocoa] della selva colombiana, degli uomini armati con l’intenzione di uccidermi”, afferma.

“I motivi sono molto complessi, però in sintesi, è dovuto al fatto che sono bianco e argentino, intromesso in un mondo sciamanico e spirituale inaccessibile al quale mi sono azzardato a entrare decontestualizzando le medicine dai rituali, dalle tradizioni e dalla cultura, per diffonderle nel mondo con la purezza che possiede la medicina della selva unita alla terapia”.

Secondo Varela, l’Ayahuasca è una sostanza che permette “grandi benefici per la salute mentale”, e il suo ‘boom’ è accompagnato da una “grande disinformazione e confusione”.

L’imprenditore, che vive con la sua compagna e la loro figlia di 10 anni, non ha nulla a suo nome. “Ho perso la casa per non aver pagato il mutuo quando ero in prigione nel 2008”, ricorda. Da allora non possiede proprietà, sebbene sia il re dell’impero dell’Ayahuasca e tutto vada “in espansione”.


ARTICOLO ORIGINALE DE “EL CONFIDENCIAL”

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Alberto José Varela

Alberto José Varela

Fundador de empresas y organizaciones; creador de técnicas, métodos y escuelas; autor de varios libros. Estudiante autodidacta, investigador y conferencista internacional, con una experiencia de más de 40 años en la gestión organizacional y los RRHH. Actualmente crece su influencia en el ámbito motivacional, terapéutico y espiritual a raíz del mensaje evolutivo que transmite.

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