AYAHUASCA E TERAPIA (Seconda parte): È possibile integrare la cosmo-visione sciamanica con l’approccio di superamento personale dei terapisti?

SONO COMPATIBILI L’AYAHUASCA E LA TERAPIA?

La terapia non ha bisogno dell’Ayahuasca, né il contrario, ma le persone che cercano soluzioni e guarigioni per le loro ferite interiori hanno bisogno di entrambe, a formare un unico strumento, poiché da tale unione sorge un grande potere curativo.

 

Da non molti anni si sta producendo un nuovo incontro tra due strade di autocoscienza e guarigione, che benché vengano utilizzate da una piccola parte della specie umana e siano in mani di gruppi indipendenti e separati, ora si stanno considerando reciprocamente con l’intenzione di integrarsi. Si stanno guardando a vicenda perché è arrivata l’ora di trovarsi.

Mi sto riferendo all’AYAHUASCA ed alla TERAPIA. O altrimenti detto: lo sciamanesimo e gli approcci terapeutici occidentali.

L’Ayahuasca non è una risorsa indispensabile dentro il contesto della terapia attuale; neanche la terapia è una risorsa indispensabile per lo sciamanesimo millenario. Ambedue sono strade verso la comprensione della vita e dell’esistenza, che però attraversano stazioni differenti dello stesso cammino, si incontrano solo in alcuni punti concreti. In tal senso hanno uno o vari punti di unione, ma si separano in altri. Anche la meta è differente, ma complementare. Noi esseri umani vogliamo arrivare ad entrambe le mete, ma non possiamo trovarci contemporaneamente in due treni, a meno che entrambi i treni unifichino il loro percorso per attraversare tutte le stazioni ed arrivare ad entrambi le destinazioni. In realtà non sono due destinazioni, ma una è la stazione di partenza e l’altra è la stazione di arrivo.

La terapia ci porta alla responsabilizzazione, partendo del lato umano ferito per dirigerci verso il centro di noi stessi; l’Ayahuasca ci porta alla cosmo-visione dell’universo, partendo dal lato luminoso e sano per dirigerci al centro dell’esistenza. Visto che attualmente esistono terapie che sono progettate per portarci oltre la personalità, ci sono differenti scuole o metodi sciamanici che sono stati creati per addentrarci nelle ombre. In realtà l’Ayahuasca ha la qualità di farci entrare negli spazi interni più scomodi o spiacevoli come anticamera al viaggio verso l’aldilà. Ma quando un consumatore di Ayahuasca entra in quelle zone oscure ed incomprensibili della condizione umana, si genera una necessità naturale di assimilare ed applicare tali comprensioni alla vita quotidiana. È quello il momento in cui la terapia si trova con l’Ayahuasca, per offrire al consumatore la possibilità di trasporre le visioni e comprensioni – o incomprensioni, e perfino confusioni – alla sua realtà quotidiana; e questo lavoro può realizzarsi attraverso l’uso della parola cosciente e sperimentata.

Le persone devono sapere che l’Ayahuasca in nessun caso rimpiazza la medicina ufficiale né la terapia convenzionale. Ayahuasca è un preparato naturale che apre l’organismo umano in molti sensi, ma non attacca né la malattia, né le medicine allopatiche, né i medici o psicologi. È una risorsa della natura e pertanto non può essere incompatibile con altre tecniche, non cercherà mai di rimpiazzare altri metodi che si stiano usando, né in alcun modo cercherà di interrompere il consumo di farmaci prescritti dal medico competente. Il processo che produce il consumo di Ayahuasca è orientato a fortificare lo stato di salute, ad attivare le risorse psico-emozionali dell’individuo, a dargli più chiarezza nel prendere decisioni. Cioè lavora a beneficio della salute, dello stato emozionale e sentimentale, e dei processi di cura o guarigione che la persona ha scelto.

È importante chiarire bene questo concetto: L’AYAHUASCA NON VA CONTRO. NON ATTACCA.

Un esempio: se una persona ha il cancro e prende Ayahuasca, questa non attaccherà il cancro, ma fortificherà l’organismo, rinforzerà il suo sistema immunitario, le darà voglia e vitalità per proseguire, l’aiuterà ad accettare la malattia e comprenderne il senso; questo è un gran risultato che genera il consumo di Ayahuasca. Inoltre aprirà la farmacia del proprio organismo e lo depurerà, per potere creare le medicine interne di cui ha bisogno e resistere in parte agli effetti secondari che danno certi farmaci, ma non cura la malattia. Se una persona si cura da una malattia dopo avere preso Ayahuasca è perché il suo organismo si è svegliato del letargo e si è fatto carico di espellere la malattia che aveva.

Allo stesso modo, NON lavora con le indisposizioni psicologiche dell’individuo, bensì con la potenzialità addormentata che ha per risolvere problemi o limitazioni della vita, con le proprie risorse. È una sveglia della “elasticità”, la capacità naturale di affrontare le difficoltà per potere continuare il cammino senza rimanere bloccati.

In questo senso l’Ayahuasca non rimpiazza né sostituisce nessun trattamento psicologico, né nessun processo terapeutico, ma può combinarsi con qualunque tecnica o metodo. Questa è la magia dell’Ayahuasca che sostiene tanto la persona o pazienti, come lo psicologo, terapista o medico. Ed ovviamente aiuta ciò che si sta realizzando per migliorare lo stato di salute fisico e mentale dell’individuo.

Posso affermare che la terapia non ha bisogno dell’Ayahuasca, né il contrario, ma le persone che cercano soluzioni e guarigioni per le loro ferite interiori hanno bisogno di entrambe, a formare un unico strumento, poiché da tale unione sorge un grande potere curativo.

Una prova di ciò, all’interno della comunità terapeutica, è che si è sviluppata la Psicologia Integrativa; i suoi creatori pretendono di integrare diversi approcci ed hanno sviluppato questa idea, o proposta, basate su questo assunto: «I terapeuti ora più che mai sanno che le distinte correnti nella teoria e pratica della psicologia umana approcceranno il paziente privilegiando alcuni “strumenti Corpo-Mente”, piuttosto che altri

Risulta ovvio e logico che ci siano preferenze di tecniche e approcci nell’atto di trattare una persona che chiede aiuto, in generale siamo fedeli a quello che dominiamo; d’altra parte ogni terapista proviene da dove proviene ed ha realizzato i suoi studi, ha le sue influenze e la propria inclinazione naturale a percepire le cose a suo modo. Ma quel “modo” di vedere una determinata realtà è condizionata dalla soggettività.

Ci sono in questo momento tanti professionisti della salute, come gli sciamani, che si stanno rendendo conto che bisogna aprirsi ad un incontro armonico che riunisca il potere di entrambe le correnti.

Il salto che propongo attraverso la SCUOLA COSCIENTE e gli INCONTRI DI EVOLUZIONE INTERIORE è basato sul raggiungere un punto di obiettività ed equilibrio tra i differenti approcci o strumenti con i quali possiamo fare affidamento. Integrare le destinazioni e le stazioni che attraversano le due strade, quella che conduce al superamento dei traumi e quella che ci conduce verso l’incontro con la nostra essenza. Perché nell’incontro ed integrazione di entrambe le correnti staremo assemblando un complesso meccanismo capace di farci sviluppare il nostro potenziale.

 

Alberto José Varela

nosoy@albertojosevarela.com

 

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